Certificazioni volontarie di CO₂ e gestione sostenibile dei boschi ticinesi
- 15 giu
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Gentili proprietarie e gentili proprietari di bosco,
Gentili rappresentanti e attori della filiera bosco-legno ticinese,
in qualità di associazioni mantello, riteniamo nostro compito fornire informazioni utili e sensibilizzare i proprietari su questioni che interessano direttamente le loro proprietà boschive, considerando l’insieme delle prestazioni che il bosco è chiamato a garantire alla collettività. Con la presente desideriamo condividere alcune riflessioni riguardo alle certificazioni volontarie di CO₂, un tema sempre più presente nel dibattito sulla protezione del clima e che vede nelle foreste un importante serbatoio naturale di carbonio.
Il bosco ticinese, così come l’intero patrimonio forestale svizzero, svolge infatti una pluralità di funzioni fondamentali di interesse pubblico. Oltre al contributo climatico, esso protegge il territorio dai pericoli naturali, conserva la biodiversità, costituisce uno spazio vitale per innumerevoli specie animali e vegetali, contribuisce al benessere psicofisico della popolazione e rappresenta un elemento identitario e paesaggistico di grande valore.
Nel contesto della mitigazione dei cambiamenti climatici, è importante ricordare che il contributo del bosco non può essere ridotto esclusivamente alla quantità di carbonio accumulato negli alberi. La funzione climatica della foresta si esprime infatti attraverso tre principali prestazioni complementari:
Il sequestro di CO₂ nel bosco, mediante l’assorbimento del carbonio nella biomassa e nel suolo forestale;
Lo stoccaggio del carbonio nei prodotti legnosi, che consente di trattenere la CO₂ per lunghi periodi anche dopo il taglio;
L’effetto di sostituzione materiale ed energetica, attraverso l’impiego del legno locale in alternativa a materiali o fonti energetiche maggiormente emissive.
Se il legame tra gestione attiva del bosco, produzione legnosa e benefici climatici appare intuitivo per il secondo e il terzo punto, occorre sottolineare che anche la capacità del bosco di sequestrare CO₂ dipende strettamente dalla gestione forestale. La capacità di assorbimento del carbonio non è infatti costante nel tempo: tende a diminuire con l’invecchiamento dei popolamenti forestali, mentre boschi giovani, vitali e strutturalmente diversificati risultano generalmente più dinamici, resilienti e capaci di adattarsi ai cambiamenti climatici.
Per questo motivo, riteniamo che il maggior contributo che il bosco possa offrire alla protezione del clima non derivi da una semplice contabilizzazione del carbonio, bensì da una gestione forestale attiva, sostenibile e multifunzionale, capace di mantenere nel tempo ecosistemi sani, resilienti e in grado di svolgere simultaneamente tutte le loro funzioni.
Attraverso una selvicoltura naturalistica e multifunzionale è infatti possibile promuovere boschi più resistenti agli eventi estremi, favorire la biodiversità, garantire la funzione protettiva, valorizzare la filiera del legno locale e, al tempo stesso, mantenere elevate prestazioni climatiche.
In tale contesto, non intendiamo rigettare a priori le certificazioni volontarie di CO₂, né escludere che esse possano rappresentare uno strumento utile in casi specifici. Riteniamo tuttavia importante richiamarel’attenzione dei proprietari boschivi sulla complessità tecnica, economica e giuridica di questi strumenti, nonché sulle potenziali implicazioni di lungo periodo per la gestione dei boschi.
Molti dei progetti di certificazione volontaria di CO₂ oggi proposti si basano infatti su modelli di calcolo e impegni contrattuali che meritano un’attenta verifica. A livello europeo sono stati definiti criteri rigorosi per valutare la qualità dei progetti di assorbimento del carbonio, fondati su quattro aspetti centrali: quantificazione, addizionalità, permanenza dello stoccaggio e sostenibilità.
Anzitutto, è fondamentale che le prestazioni climatiche siano misurate in modo trasparente, verificabile e realmente dimostrabile, evitando di attribuire crediti basati su scenari ipotetici o su riduzioni teoriche di utilizzo del bosco.
Inoltre, occorre dimostrare che il progetto comporti un beneficio climatico realmente aggiuntivo rispetto alla gestione ordinaria del bosco. In Svizzera, dove il patrimonio forestale è già fortemente protetto dalla legislazione e non vi è rischio di deforestazione, questa dimostrazione risulta particolarmente complessa.
Un ulteriore elemento critico riguarda la durata e la permanenza dello stoccaggio del carbonio. I contratti legati ai certificati CO₂ prevedono spesso impegni pluridecennali, generalmente attorno ai 30 anni. Tuttavia, le foreste restano ecosistemi dinamici e vulnerabili: eventi quali siccità prolungate, tempeste, incendi, infestazioni o ondate di caldo possono compromettere la crescita forestale e determinare il rilascio del carbonio precedentemente immagazzinato. È pertanto essenziale essere consapevoli che tali certificazioni non garantiscono necessariamente uno stoccaggio permanente della CO₂, bensì spesso un differimento temporaneo delle emissioni.
Occorre inoltre considerare che il contributo climatico del bosco non si limita al solo accumulo di carbonio negli alberi. Diversi studi indicano come l’impiego sostenibile del legno svizzero, attraverso il suo utilizzo a cascata e la sostituzione di materiali o fonti fossili, possa generare benefici climatici particolarmente significativi e durevoli nel medio-lungo periodo. Rinunciare in misura eccessiva alla gestione forestale rischia pertanto di compromettere una parte importante del potenziale climatico del bosco.
Alla luce di queste considerazioni, riteniamo opportuno invitare tutti i proprietari di boschi a valutare con grande attenzione eventuali proposte contrattuali legate ai certificati di CO₂, verificandone con spirito critico le basi scientifiche, la trasparenza dei metodi di calcolo, la durata degli impegni, le responsabilità assunte e le possibili conseguenze sulla gestione futura del proprio bosco.
La nostra priorità rimane quella di garantire che i boschi ticinesi possano continuare a svolgere in modo equilibrato tutte le loro funzioni essenziali – climatiche, protettive, ecologiche, economiche e sociali – anche in un contesto climatico sempre più complesso e incerto.
Insieme alla Sezione forestale restiamo volentieri a disposizione per eventuali chiarimenti e approfondimenti.
Con i migliori saluti,
federlegno.ch Michele Fürst (Presidente)
BoscoTicino Danilo Piccioli (Presidente)
Alleanza Patriziale Tiziano Zanetti (Presidente)
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